Il ciclone Idai distrugge la città di Beira. Rischio colera

Strade cancellate e centinaia di persone costrette a vivere sui tetti delle case o sugli alberi. Il ciclone Idai ha distrutto gran parte della città Beira (Mozambico), con i morti che potrebbero essere più di mille, mentre sono un milione e mezzo le persone coinvolte. La drammatica testimonianza arriva da Medici con l’Africa Cuamm, che opera nell’Ospedale Centrale di Beira, danneggiato dal ciclone: il blocco operatorio è inagibile, il nuovo edificio di Pediatria, dove era stata spostata anche la Neonatologia, è stato scoperchiato; il Pronto soccorso, anch’esso scoperchiato, è senza acqua e luce, con il pavimento coperto da almeno 5 centimetri di fango e acqua. Nonostante le precarie condizioni, l’ospedale continua ad accogliere i feriti, con turni da 48 ore. Per l’Istituto per le calamità Mozambicano Ingc l’emergenza sanitaria riguarda 30 strutture distrutte, con i soccorsi e i rifornimenti che possono arrivare solo con elicotteri e piccoli aerei.
Danneggiati anche i tetti dell’Università Cattolica del Mozambico.

L’emergenza non è destinata a risolversi nei prossimi giorni, perché sono attese nuove forti piogge, con rischio di nuove esondazioni e morti. «Il distretto di Buzi è il più colpito – ha detto Giovanna De Meneghi, rappresentante paese in Mozambico di Medici con l’Africa Cuamm – l’acqua raggiunge i sette metri, ci sono ancora persone sui tetti delle case e sugli alberi e la zona deve essere evacuata completamente al più presto. I distretti periferici, dove vivono 400.000 persone, sono ancora completamente inaccessibili. Nella città di Beira il costo del cibo è diventato carissimo ed è difficile avere acqua potabile; a questo si aggiungono gli assalti alle case, anche violenti».

Per questo il Cuamm lancia un appello: servono urgentemente kit per il primo soccorso negli ospedali da campo per garantire operazioni di emergenza e medicazioni per i traumi. Servono anche cibo, abiti, acqua potabile, materiale per la costruzione dei rifugi di emergenza. Sul sito della Ong è possibile conoscere le modalità per aiutare la popolazione di Beira.

@laudatosie